Wayne Hussey - The Mission

WAYNE HUSSEY - The Mission

In occasione dell’uscita del nuovo lavoro dei Mission Aural Delights Wayne Hussey si è imbarcato in un breve tour acustico che fa seguito a quello già tenutosi quest’estate.
Con la collaborazione della Cyc Promotions e la Grinding Halt, Slowburn ha incontrato il leader della band inglese poco prima la sua esibizione al Sonar di Roma.



1 - Qual’ è il futuro dei Mission: esistono ancora oppure hai in mente un progetto diverso?

Sicuramente esistono, anche se questo è stato un anno drammatico. Al momento ho intenzione di completare questa tournée acustica, e di prendermi un periodo di pausa, periodo in cui sicuramente scriverò nuove canzoni, andrò in studio, proverò queste composizioni, e si vedrà se suoneranno come un qualcosa dei Mission, oppure qualcos’altro di cui ora non posso sapere nulla. Sicuramente il presupposto è quello di fare un disco dei Mission.

2 - Scott (Garrett, già batteria in Cult, Colorsound, Alarm 2000) è ancora nel gruppo, oppure ...

Guarda, Rob (Haliday, chitarrista dei Curve) alle chitarre e Richard al basso, mentre non so ancora chi sarà il nuovo batterista...

3 - Ho sentito che hai intenzione di pubblicare un album solista, cosa mi dici di questa notizia?

Non ho nessun piano stabilito per realizzare un album solista, ma si vedrà appunto dalle canzoni che scriverò, che come ho detto ancora non so se siano i Mission o qualcos’altro … forse un nome diverso … veramente, ancora non so nulla. L’unica cosa che voglio veramente è scrivere canzoni senza fare promesse, solo cominciare a comporre e vedere quello che succede.

4 - Il 2000 è stato, diciamolo, l’anno della rinascita dei Mission, e ora, dopo due anni, con questi solo concerts, sembra di trovarci di fronte ad un one man band. Eppure, è proprio in questo anno che AurA ha ricevuto le migliori recensioni. Cosa pensi di tutto questo?

Ovviamente, quando è nata AurA, suonava come una registrazione, poi successivamente è venuto a crearsi una connessione strutturale, un album, mentre Aural Delight è essenzialmente una raccolta di B-sides, alcuni pezzi registrati nello stesso periodo, altri in un momento successivo. Aural Delight quindi non lo considero un album, dal punto di vista musicale è molto più eclettico di AurA, perciò la definirei proprio una collection.
Per il modo in cui sono stati scelti i pezzi e l’eterogeneità del materiale, penso che comunque sia proprio un disco interessante, con del materiale molto del quale non avrebbe avuto un posto in AurA, in quanto troppo diverso concettualmente e stilisticamente. Sicuramente manca quella pressione che si ha quando si prepara un album ufficiale, come AurA... in un certo qual modo ricorda molto il periodo di Carved in Sand, quando facemmo uscire la raccolta di B-sides chiamata Grains of Sand (entrambi del 1990, n.d.R.)

5 - Ho notato comunque che avete realizzato, in Aural Delight, vecchi pezzi dei Mission, e certe sonorità risorgono comunque in AurA …

Si, è vero, principalmente perché in quel periodo (il Recon tour del 1999, n.d.R.), ci trovavamo sempre a riproporre live tutto il nostro materiale, così mentre scrivevo le nuove canzoni, pensavo a quanto fossero belle quelle melodie che facevano parte della nostra storia.
Quando cominciai a suonare la chitarra per i nuovi pezzi, le cose andarono così, la memoria mi riportava al passato come punto di partenza, le sonorità dei Mission, una cosa di cui sicuramente non ci si deve vergognare, anzi ... essere orgogliosi delle proprie radici! Penso, quindi, se si torna a Masque, Neverland, Blue, che questi furono dischi che avevano purtroppo un proprio carattere ma che dovevano comunque essere accettati come lavori dei Mission: durante i ’90 c’era un abisso tra quel che io pensavo dei Mission e come invece il pubblico vedeva i Mission.

6 - E’ vero che secondo te il miglior disco dei Mission è Masque?

Non lo so ... Masque è sicuramente un disco molto più intimista, almeno dal punto di vista dei testi, molto vicino al mio cuore. Però non penso che sia stato un errore, sicuramente è stato preso in maniera diversa dal pubblico, ma penso che sia stato un disco che come band dovevamo fare, un disco che distruggesse la concezione di cosa erano prima i Mission.
Era essenzialmente un disco di pop elettronico, con uno stile rock, più vicino a quello che era il mondo a quel tempo...

7 - Qual’ è stato l’approccio dei tuoi fan a questi live acustici?

E’ una cosa che avevo pensato da molto tempo, una cosa che avevo visto fare da alcuni miei amici musicisti (Mike Peters? N.d. R.). Avevo voglia di vedere quale fosse l’accoglienza per una cosa così diversa, riproporre quei pezzi in maniera acustica, una cosa difficile. In un periodo in cui non avevo altri live da proporre come band, ho deciso di colmare questo gap con l’esperimento acustico, una cosa che mi sta facendo divertire non poco.
Amo tutto questo, la tranquillità e la lucidità della situazione, cose che non avevo come gruppo: ad esempio, ho potuto proporre 45 canzoni diverse in 2 serate, una cosa impossibile da fare con un gruppo!

8 - Hai mai pensato di realizzare un DVD?

Abbiamo filmato uno show lo scorso anno in Portogallo, ma non con l’intento specifico di produrre un DVD, forse ne filmeremo un altro il prossimo anno con il nuovo gruppo ma al momento non so come sarà realizzato, e se sarà mai realizzato...

9 - E per quanto riguarda le vecchie cose?

Penso che il lavoro sia troppo impegnativo e i costi troppo alti rispetto alla domanda d’acquisto ... cose che comunque le persone già hanno in videocassetta: considero veramente i costi troppo alti ...

10 - Cosa pensi del nuovo vocalist dei Doors, lo dovresti conoscere molto bene (Ian Astbury, leader dei Cult, N.d.R.) ...

I Doors? ... ero molto sorpreso anch’io quando l’ho saputo. Beh, oggettivamente Ian ha una bella voce, sicuramente non è Jim Morrison, ma comunque avere una buona voce è la cosa fondamentale in questo caso.
Non ho avuto la possibilità di vederlo sul palco in questo progetto, ma ho sentito ottime critiche a riguardo, un buon lavoro quindi, buon per lui ...

11 - Ho sentito un paio di canzoni, niente male ...

Sicuramente, lo sarebbero state anche se ci fosse stato Jim Morrison ... (risate varie)

12 - Perché c’è così tanta distanza tra i mezzi d’informazione dei Mission (il sito su internet) e il pubblico, così difficile un approccio con la stampa, ecc ...

Guarda, sto spesso in tour, ed è una cosa di cui non mi occupo, purtroppo manca il tempo e le capacità informatiche ... vorrei rendere il sito più attivo l’anno prossimo. Penso che la vicinanza che c’era tra il pubblico e i Mission nel passato, nei primi tempi, è stata una bella esperienza, ma ora preferisco mantenere una certa distanza, perché se una persona compra il tuo disco e viene ai tuoi concerti, a volte pensa che è in diritto di possedere una parte di te stesso, e questo non è giusto.

13 - E per quanto riguarda gli Eskimos (il fan club dei Mission, N.d.R.)?

Ancora esistono, anche se sicuramente hanno continuato le loro esistenze, si sono sposati, hanno figli, cose che accadono...

14 - Hai mai pensato di riorganizzare una serata apposta per i fan, come avvenne nello Shindig di Sheffield del 1989 (per chi non lo sapesse un concerto gratuito solo per gli iscritti al fan club in cui suonarono assieme ai Mission , i Wonderstuff, i Vaynes, i Rosetta Stone)?

Al momento non ho nessun progetto di questo tipo, e come appunto ti dicevo, la cosa che voglio è prendermi questo benedetto periodo di pausa.
..... Grazie di tutto, ora però devo andare a preparare lo spettacolo

Traduzione a cura del fido Alexander Nox



di Steph
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