HEKATE - Prato - 'Anomalia Club' - 07/05/05

Eccomi nuovamente a Prato, ma questa volta non al “Siddharta”, famoso locale teatro di innumerevoli concerti (ora trasformato, se non sbaglio, in un locale di lap dance), ma all’”Anomalia Club”, già abbastanza conosciuto perché quì, grazie all’organizzazione “The Other Side” si sono tenuti i concerti di Ausgang, Scary Bitches, Skeletal Family, Siderartica, Kirlian Camera e Cruxshadows.


È la prima volta che vedo questo locale, causa la lontananza dalla mia città (da Latina, qualsiasi angolo d’Italia non è proprio dietro l’angolo): dall’esterno sembra un capannone industriale, ma all’interno il club offre un bel palco attrezzato, che si affaccia su un’ampia pista circondata da tavolini e poltroncine dal design anni ’70; ci sono inoltre due sale elegantemente arredate, dove si può ascoltare musica diffusa, a tema con la serata, ed ammirare una mostra d’arte contemporanea.
Il tema della serata, appunto, era “il folk-lore, musica, arte e passione” rappresentati dai concerti dei LIA FAIL di Bologna, THE GREEN MAN, duo di Milano, ed i tedeschi HEKATE.
Ma i concerti tardano ad incominciare: l’orario previsto per l’inizio è stato posticipato di un’ora, causa la scarsa affluenza di pubblico. Ma anche alle 23,30 il pubblico è veramente poco ed i LIA FAIL aprono il live davanti ad una cinquantina di persone. Il gruppo bolognese lo avevo gia visto un paio di volte, sempre a Prato. Questa sera si presentano in sei, con un chitarrista in più.
Il loro non è proprio neo-folk: anche se i semplici accordi delle due chitarre acustiche e le percussioni minimali e marziali possono forse ricordare quel filone, penso che i Lia Fail vogliano esprimere suoni e melodie care a tutti noi, ma che ormai dal vivo si sentono poco; le atmosfere dark di “Like a Star”, e l’eterea voce di Elisa in “Stop Crying” (brani presenti nel loro demo) dimostrano che l’etichetta neo-folk non si addice propriamente all’ensamble bolognese. Altri episodi salienti della loro performance sono stati: “Greensleeves”, ballata rinascimentale inglese, dedicata ad un amore non corrisposto, e “Geordie”, ‘border ballad’ scozzese cinquecentesca (tra l’altro famosa in Italia per la bellissima interpretazione di De Andrè).
Una piccola pausa permette l’arrivo sul palco dei Green Man: insieme, i Lia Fail ed il duo milanese, rispettivamente alla voce ed alla chitarra, eseguono “Down From Dover”, brano anni ‘70 di Dolly Parton, interpretata naturalmente in chiave folk.
I Lia Fail lasciano velocemente il palco ed i GREEN MAN ci presentano il loro repertorio, questo sì molto neo-folk: con una sola chitarra acustica, voce e basi registrate, Marco ed Eliahu ci propongono un folk apocalittico, molto oscuro, quasi rituale.
Ma le atmosfere magiche le abbiamo vissute in quelle ballate, interpretate con una chitarra appena arpeggiata, ed una voce dall’inglese impeccabile che mi ricorda vagamente gli spoken word alla Boyd Rice. Inoltre i brani più emozionanti sono stati “Europa” (molto ‘Death in June style’), “Irem” e “Adam end Eve”, queste ultime suonate con il supporto di Nico ed Ahndy dei Lia Fail, rispettivamente al basso ed alle percussioni.
Terminata questa prima parte del festival, il sipario si chiude per una mezz’ora: il palco viene completamente sgombrato per dar spazio agli innumerevoli strumenti degli Hekate. Adesso il pubblico presente, da cinquanta è aumentato a circa settanta persone.
Il caldo è insopportabile, siamo in maggio, ma attendiamo comunque con impazienza il gruppo teutonico: di loro ricordo un bellissimo concerto tenutosi al Parkbühne di Lipsia (30/05/98) dove fui colpito dalla massiccia presenza di percussioni.
Alle 2,00 del mattino finalmente gli HEKATE salgono sul palco ; sono in cinque e, sorpresa, una nuova cantante, in costume rituale, ci rapisce con il suo carisma: Simone, bellissima, dalla voce calda e sensuale che ben si contrappone a quella spesso urlata di Axel.
Il sound degli Hekate è molto variegato: influenze folk celtiche si mescolano a melodie medievali e musica neoclassica, con molte peculiarità suggerite dall’elettronica.
Il gruppo ci ha deliziato con ballate molto delicate come “Morgan la Fay”, attimi di spiritualità come “Lord of Heaven”, momenti di poesia come “Ocean Blue”, suonata con una bellissima ghironda; ma i brani più coinvolgenti sono stati quelli in cui timpani, tamburi e gran cassa erano i soli protagonisti come in “Montsegur” o come, nel gran finale, nella cavalcata barbarica “Morituri te Salutant”.
Gli Hekate, con il loro sperimentare soluzioni nuove ed originali, non hanno mai annoiato (come a volte accade nei concerti neo-folk); anzi, la loro musica, ora epica, ora tribale, suonata in maniera molto istintiva e passionale, ha catturato il nostro ascolto in maniera molto diretta.
I concerti sono finiti: sono le 3,30 e la prevista serata danzante non penso prosegua; il caldo è insopportabile e delle 70 persone, una buona metà è fuori dal locale a chiacchierare con una buona birra gelata in mano.
È stata una bella serata, i concerti mi sono piaciuti molto ed i gruppi si sono esibiti in maniera molto professionale. Unica nota dolente è stata la poca affluenza di pubblico, per un evento come questo: per il concerto dei tedeschi Hekate, per la prima volta in italia, e comunque unica data italiana, mi aspettavo molta più gente. Gli assenti non sanno cosa si sono persi.



di Stefano (foto: Luca)
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