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III ENERGY ZONE GOTH FESTIVAL - Prato “Siddharta” 24/04/2003
Puntuali come ogni anno il bravissimo staff di ENERGY ZONE ci presenta il suo festival gotico. Nelle passate edizioni non sono mai rimasto deluso, assistendo ai concerti dei tedeschi DAS ICH o degli olandesi CLAN OF XIMOX; e non lo sarò sicuramente quest’ anno, poiché nel cartellone è presente il gruppo rivelazione degli ultimi tempi: eletti come “Best Goth Band” nel 2001, dagli USA sono giunti in Italia i bravissimi e bellissimi DIVA DESTRUCTION.
Ovvero, sono giunti in Italia, ma non al “Siddharta”: quella gran gnocca (almeno nelle foto) della cantante DEBRA purtroppo era affetta da una terribile faringite; concerto annullato quindi, e non penso che riuscirò a vederli nelle altre date italiane. Con aria mesta e rassegnata, entro quindi in discoteca sperando che almeno gli altri gruppi valgano tutti quei chilometri di autostrada (e da Latina non sono pochi).
I primi a salire sul palco sono i SILICON RIOT che presentano un set di quello che io definisco “tecno a manetta”; sono in due: tastierista, ma le basi sono palesemente pre-registrate, e vocalist, che altri non è che uno dei tanti dj del Siddharta. Il duo diverte parecchio, e fa letteralmente impazzire il folto gruppo di amici tecnomani presente nelle prime file (per intenderci, quei tipi vestiti con tutine fosforescenti, con occhialini da saldatore, completamente rasati e con cannucce della coca-cola al posto dei capelli); lo speaker poi è un tipo simpaticissimo, e tra un pezzo e l’altro scambia battute con il suo affezionatissimo pubblico. La performance del duo volge presto al termine (20 min. circa la sua durata) e anche se hanno proposto un genere che non è tra i miei preferiti, non mi sono dispiaciuti affatto. Bravi SILICON RIOT.
Le tende del palco si chiudono, per consentire ai LIA FAIL di sistemare la loro strumentazione; li avevo già visti proprio in questo locale un paio di anni fa (24/04/01) e non ho un buon ricordo della loro esibizione: erano in tre, di cui una cantante ultragothica e stonatissima, ed un chitarrista vestito da cow-boy.
Si riapre il sipario ed i LIA FAIL compaiono completamente rinnovati: sono in cinque (della vecchia formazione è rimasto solo il riccioluto bassista) ed alla voce ci sono la bellissima Elisa ed il robusto Ahndy, tra l’altro anch’egli dj del Siddharta.
La chitarra acustica incalzante e le percussioni marziali mi fanno intuire che il genere che propongono questi nuovi LIA FAIL sia principalmente neo-folk, ma con qualche venatura gothic, dovuta soprattutto, a mio parere, dalla presenza di linee di basso vagamente wave ’80. Suoneranno in tutto, una decina di canzoni, caratterizzate da una struttura semplice, minimale, ma diretta ed immediata; l’acustica del locale purtroppo non è dalla loro parte, ma noto comunque la buona qualità delle due voci, che si alternano tra un brano e l’altro (un netto passo in avanti rispetto alla precedente formazione).
Il pubblico risponde bene a questa esibizione: un palco completamente occupato da un folto gruppo, che suona dal vivo strumenti veri, suscita una sincera attenzione in tutti quei presenti ormai annoiati dai troppi concerti eseguiti con campionatori e troppe, infinite basi registrate.
Il concerto quindi termina con una cover della bellissima “Devil’s Plaything” dei Backworld, che scatena gli applausi di tutti gli amanti del genere neo-folk. Anch’io sono rimasto soddisfatto del concerto di questi nuovi LIA FAIL da Bologna e, nonostante un primo momento si possa immaginare che sia l’ennesimo gruppo salito sul carrozzone del folk apocalittico, voglio dare loro fiducia, e consiglio a tutti di seguirli dal vivo; noi di Slowburn lo faremo.
Secondo il programma adesso è il momento degli STALINGRAD, ossia il progetto parallelo di Angelo Bergamini ed Elena Fossi dei Kirlian Camera.
Il sipario è ancora chiuso: inganno il tempo ricordando con i miei compagni di viaggio il concerto degli STALINGRAD, al quale abbiamo assistito in quel di Lipsia (Parkbühne 19/05/02).
Improvvisamente si ode un intro, il sipario si riapre e lo scenario che ci appare risplende di maestosità. Gli STALINGRAD sono in tre: Angelo, Elena e Ivano, completamente avvolti da fumi e luci blu e viola, ci propongono una lunghissima introduzione che mette in risalto la capacità del trio di limare i suoni e trasformare dei semplici giri di pochi strumenti in qualcosa di epico.
Il concerto è caratterizzato, a tratti, dal vecchio incalzare elettronico dei Kirlian, quì, però, usato in una prospettiva differente, in uno stile che quasi sembra una colonna sonora, e che apprezzo.
Purtroppo anche in questa performance l’acustica non è delle migliori, ed Angelo ne accusa i disagi (indicatemi un solo concerto in cui il Bergamini non abbia bestemmiato per gli onnipresenti problemi tecnici), ma il concerto continua comunque con giochi di silenzi e minimalismi che vanno poi a sciogliersi in un finale infernale, industriale, noise, e soprattutto apocalittico. Bravo Angelo, fantastici STALINGRAD!
Adesso tocca ai nonnetti della serata, ovvero ai tedeschi Hovi e Roman ed il loro ventennale progetto ENDRAUM.
Il duo rimane immobile sul palco, illuminati solo da fioche luci blu, quasi a voler concentrare l’attenzione dei presenti, solo all’ascolto della loro musica. Tecnicamente il concerto è strutturato da basi registrate sulle quali si poggiano assoli di pianoforte; e su questo sound electro-dark la voce recita le poesie, quasi tutte in tedesco.
L’atmosfera è ovattata e la musica, romanticamente sognante, annoia un pò i presenti, la maggior parte dei quali giunti in quel momento in discoteca solo per ballare (erano gia l’1,30 passate). Ma credo che i veri amanti dei Joy Division e di Rimbaud abbiano apprezzato le perle sonore proposte stasera dagli ENDRAUM.
Spero di rivederli in un ambiente diverso, magari in un piccolo club, nel centro di un salone illuminato solo da candele (sto sognando lo so), dove si possa godere pienamente della loro musica senza essere disturbati da quei darkettini brufolosi che vogliono solo muovere il culo in pista con l’ennesima cover di Marilyn Manson.
Bene, e anche quest’anno è andata; sono gia impaziente e curioso di cosa ci riserverà Energy Zone il prossimo anno. Ma noi ci saremo, e ve lo racconteremo.
di Stefano (foto: Luca) |